A tre quarti d’ora a nord-est di Lione la strada smette di salire. L’altopiano della Dombes è piatto, argilloso, e c’è acqua dappertutto: stagni separati da argini, orlati di canneti, con cascine di mattoni rossi posate in mezzo. In una mattina di nebbia si percorrono dieci chilometri senza vedere molto altro che riflessi, salici e sagome di uccelli sul bordo dell’acqua. Non è un paesaggio che entra in una fotografia. Bisogna attraversarlo.
Questi stagni non sono naturali. Sono stati scavati a partire dal Medioevo su un suolo argilloso che trattiene l’acqua, e da allora vengono sfruttati per alternanza: qualche anno in acqua, ed è l’évolage, con l’allevamento del pesce; poi si svuota, si lascia asciugare e si coltiva il fondo, ed è l’assec. Da questo andirivieni discende tutto il resto. Spiega il paesaggio, diverso da uno stagno all’altro e da un anno all’altro. Spiega la cucina locale, costruita attorno alla carpa e al luccio. Spiega perfino l’architettura, perché una terra d’argilla fabbrica mattoni invece di tagliare la pietra.
È anche una meta facile con i bambini, e questa è probabilmente la sua qualità migliore. È tutto piatto, le distanze tra le tappe si contano in minuti, il parco ornitologico di Villars-les-Dombes occupa da solo buona parte della giornata, e il resto arriva a piccole dosi, fermandosi dove ne vale la pena. Quello che segue è un giro possibile per una giornata, nell’ordine in cui lo si percorre partendo da Lione.
Una precauzione prima di mettersi in strada: nella stragrande maggioranza, gli stagni della Dombes sono proprietà private, gestite per la piscicoltura. Si osservano dalle strade e dai sentieri aperti, mai dalle rive, e non si scavalca una recinzione per avvicinarsi all’acqua. In periodo di caccia, fate particolare attenzione alla segnaletica: è lì per voi.
Le tappe qui sotto sono geolocalizzate. Cliccate su «Sulla mappa» per individuare un luogo, oppure su «Come arrivare» per avviare il percorso dalla vostra posizione.
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Parc des Oiseaux, Villars-les-Dombes
Il parco ornitologico di Villars-les-Dombes è il punto d'appoggio della giornata quando si viene in famiglia. Si segue un percorso a piedi tra voliere e recinti, in mezzo a uccelli arrivati da più continenti, su un terreno affacciato sugli stagni. Mettete in conto del tempo: è una visita che si cammina, e i bambini si fermano spesso più a lungo del previsto.
Periodo di apertura, orari e tariffe cambiano nel corso dell'anno. Verificateli sul sito ufficiale del parco prima di partire: qui non li riportiamo, proprio perché cambiano.
Nell'ordine dei 40 km da Lione, circa 45 minuti di strada verso nord-est. In treno, il regionale Lione–Bourg-en-Bresse ferma a Villars-les-Dombes; per il resto del giro servono poi un'auto o una bicicletta.
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Château de Bouligneux
Una fortezza di mattoni rossi in riva a uno stagno, qualche chilometro a nord del parco. È l'immagine che resta della Dombes: mattone, acqua, canneti, e nient'altro intorno. Il castello è una proprietà privata. Lo si guarda dalla strada e dal paese, e basta ampiamente per capire perché sia stato costruito lì.
Non contate di entrare. Restate sulla strada e sui sentieri aperti: le rive dello stagno appartengono a proprietari privati.
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Châtillon-sur-Chalaronne
Il borgo attraversato dalla Chalaronne, e la tappa in cui si cammina di più. Qui è tutto in mattoni: le case, i portici, quel che resta della cinta medievale. Al centro sta una loggia di legno. Vincenzo de' Paoli vi è stato parroco all'inizio del Seicento, e l'antico ospedale conserva la sua spezieria. È il punto più comodo del giro per la sosta di metà giornata.
Il punto segna il centro del comune. Per la spezieria e le collezioni comunali, verificate sul posto le condizioni di visita.
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Saint-Paul-de-Varax
Un paese di stagni con una chiesa romanica il cui portale scolpito vale la sosta, anche se il romanico non è il vostro argomento. È inoltre un buon posto per cogliere il ritmo di questa campagna: attorno al paese certi stagni sono in acqua, altri asciutti e coltivati, e la cosa cambia di anno in anno.
Parcheggiate al centro e girate attorno alla chiesa a piedi. Le stradine che partono verso gli stagni sono spesso accessi privati: leggete i cartelli prima di imboccarle.
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Abbaye Notre-Dame-des-Dombes, Le Plantay
Un'abbazia fondata nell'Ottocento da monaci cistercensi, in piena zona umida, in un'epoca in cui si cercava di bonificare l'altopiano. Gli edifici in mattoni si vedono da lontano sopra i campi. Oggi il sito è occupato da una comunità religiosa: quel che si visita dipende dalla vita del luogo, e dalla strada non si indovina.
Verificate sul posto, o presso la comunità, che cosa è aperto al pubblico il giorno del vostro passaggio. Un'abbazia abitata non è un monumento.
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Chalamont
Il borgo occupa la parte alta dell'altopiano, il che in Dombes si conta in qualche decina di metri, ma basta a liberare la vista sugli stagni. Una vecchia via in salita conserva case antiche a graticcio e in mattoni. È un paese di passaggio più che un sito turistico, ed è proprio per questo che vale la sosta.
La via antica si fa a piedi in pochi minuti. Parcheggiare è più semplice in basso che in alto.
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Étangs de Joyeux
Sulla via del ritorno verso Lione, il comune di Joyeux dà il paesaggio allo stato puro: stradine strette che passano da uno stagno all'altro, argini, canneti, e uccelli che si sentono prima di vederli. È qui che la parola évolage diventa chiara. Lo stagno è in acqua e vi si allevano pesci, poi lo si svuota e se ne coltiva il fondo: la Dombes vive di questa alternanza dal Medioevo.
Il punto segna il centro del comune, non un osservatorio attrezzato. Gli stagni sono privati: si guarda dalla strada o da un sentiero aperto, mai dalle rive. In periodo di caccia, fate particolare attenzione alla segnaletica.
1. Il parco ornitologico di Villars-les-Dombes
È il punto d’appoggio della giornata quando si viene in famiglia, e l’unico luogo del percorso a cui va riservato tempo davvero. Il parco propone un itinerario a piedi tra voliere e recinti, in mezzo a uccelli arrivati da più continenti, su un terreno affacciato sugli stagni. Si cammina molto, e i bambini si fermano di solito ben più del previsto davanti a due o tre recinti che hanno scelto da soli.
Una nota di onestà sulle informazioni pratiche: periodo di apertura, orari e tariffe cambiano nel corso dell’anno, e qui non li ricopiamo, proprio perché cambiano. Verificateli sul sito ufficiale del parco prima di partire. Sono due minuti, ed evitano di fare quaranta chilometri per niente.
Se venite con bambini piccoli, cominciate da qui invece di tenere il parco per il pomeriggio. Il resto del giro è fatto di soste brevi, molto più facili da negoziare quando il grosso della giornata è già passato.
2. Il castello di Bouligneux, mattoni e canneti
Qualche chilometro a nord del parco, una fortezza di mattoni rossi si alza in riva a uno stagno. È l’immagine che resta della Dombes: mattone, acqua, canne, e nient’altro intorno a distrarre lo sguardo. Quello che si porta via è il contrasto tra il rosso dei muri e il verde dell’acqua, soprattutto a fine giornata.
Il castello è una proprietà privata. Lo si guarda dalla strada e dal paese, e basta ampiamente; non conviene neppure aggirarlo lungo le rive, che appartengono anch’esse a qualcuno. È una sosta di dieci minuti, non una visita, e va benissimo così.
3. Châtillon-sur-Chalaronne, la pausa di mezzogiorno
Si risale verso nord fino al borgo attraversato dalla Chalaronne. È la tappa in cui si cammina di più e la più comoda per spezzare la giornata. Qui è tutto in mattoni: le case, i portici, quel che resta della cinta medievale. Al centro sta una loggia di legno, e il fiume passa sotto più ponti, il che dà al borgo una geografia facile da seguire a piedi con i bambini.
Vincenzo de’ Paoli vi è stato parroco all’inizio del Seicento, e l’antico ospedale conserva la sua spezieria, con i vasi di maiolica allineati sugli scaffali originali. Sia per la spezieria sia per le collezioni comunali, informatevi sul posto sulle condizioni di visita: noi non le indichiamo, e dalla strada non si indovinano.
Il punto sulla mappa segna il centro del comune. Qui basta: una volta parcheggiato, il borgo antico si fa tutto a piedi.
4. Saint-Paul-de-Varax, il portale romanico e gli stagni
Rotta a est. Saint-Paul-de-Varax è un paese di stagni con una chiesa romanica il cui portale scolpito vale la sosta, anche se il romanico oggi non è il vostro argomento. Basta girare attorno alla chiesa a piedi per capire che cosa venisse a fare la pietra qui, in una terra che costruisce in mattoni.
È anche un buon posto per cogliere il ritmo di questa campagna. Attorno al paese certi stagni sono in acqua, altri asciutti e coltivati, e la distribuzione cambia di anno in anno. Se tornate fra tre anni, non saranno gli stessi a brillare al sole.
Le stradine che partono verso gli stagni sono spesso accessi privati. Leggete i cartelli prima di imboccarle e, nel dubbio, restate sulla strada.
5. L’abbazia di Notre-Dame-des-Dombes, a Le Plantay
Pochi chilometri più in là compaiono edifici di mattoni sopra i campi, visibili da lontano. L’abbazia di Notre-Dame-des-Dombes è stata fondata nell’Ottocento da monaci cistercensi, in piena zona umida, in un’epoca in cui si cercava di bonificare l’altopiano: la Dombes aveva allora fama di terra di febbri, e una parte degli stagni fu prosciugata per questo.
Oggi il sito è occupato da una comunità religiosa. Quel che si visita dipende dalla vita del luogo, e dalla strada non si indovina. Verificate sul posto, o presso la comunità, che cosa è aperto al pubblico il giorno del vostro passaggio: un’abbazia abitata non è un monumento, e la portineria non è una biglietteria.
6. Chalamont, il punto alto dell’altopiano
Chalamont occupa la parte alta della Dombes, il che qui si conta in qualche decina di metri. È poco, ma basta a liberare la vista e a far capire come è organizzato l’altopiano: l’acqua scende piano da uno stagno all’altro, in catena, e ciascuno alimenta il successivo.
Il borgo in sé è piccolo. Una vecchia via in salita conserva case antiche a graticcio e in mattoni, e si percorre in pochi minuti. Non è un sito turistico, è un paese di passaggio, ed è proprio per questo che merita la sosta: si vede com’è la Dombes quando non riceve nessuno.
Parcheggiate in basso piuttosto che in alto, è più semplice.
7. Gli stagni di Joyeux, sulla via del ritorno
Ultima tappa, sulla strada che ridiscende verso Lione. Il comune di Joyeux dà il paesaggio allo stato puro: stradine strette che passano da uno stagno all’altro, argini, canneti, e uccelli che si sentono prima di vederli. È il posto migliore del giro per spegnere il motore, abbassare il finestrino e ascoltare.
È anche il punto in cui l’alternanza di cui vive la regione diventa concreta. Uno stagno in acqua, un altro asciutto dall’altra parte della strada, grano o mais che cresce sul fondo di uno che due anni fa era coperto. La Dombes gira così dal Medioevo.
Il punto sulla mappa segna il centro del comune, non un osservatorio attrezzato. Gli stagni sono privati: si guarda dalla strada o da un sentiero aperto, mai dalle rive. E in periodo di caccia, raddoppiate l’attenzione alla segnaletica prima di imboccare un sentiero.
Come arrivarci da Lione, in auto, in treno o in bicicletta
In auto, mettete in conto nell’ordine dei 40 km e circa 45 minuti da Lione fino a Villars-les-Dombes, verso nord-est. È la soluzione più semplice e di gran lunga la più adatta se volete incatenare le sette tappe: sono distribuite su una ventina di chilometri e nessun trasporto pubblico le collega.
In treno è fattibile solo in parte. Il regionale Lione–Bourg-en-Bresse ferma a Villars-les-Dombes, il che permette di fare il parco ornitologico in giornata e senza auto. Il resto del giro, invece, richiede un’auto o una bicicletta. Verificate gli orari del giorno prima di partire, cambiano a seconda del giorno della settimana.
In bicicletta, la Dombes è un terreno raro alle porte di Lione: è piatta, le stradine secondarie sono poco trafficate e le distanze tra le tappe stanno in una decina di chilometri. Con bambini che già pedalano, mezzo giro tra Villars, Bouligneux e Joyeux è più realistico di una giornata intera, e molto più piacevole di un andata e ritorno in auto.
Con i bambini, non puntate a tutte e sette le tappe. Il parco ornitologico la mattina, una pausa a Châtillon-sur-Chalaronne a mezzogiorno, una sosta a Bouligneux e un’ultima verso Joyeux nel tardo pomeriggio: la giornata è già piena, e nessuno rientra a pezzi.
Di ritorno a Lione
La Dombes si inserisce senza fatica in un soggiorno lionese: si parte dopo colazione, si rientra prima di cena e si è cambiato paesaggio senza fare chilometri. Se cercate altre uscite di questo tipo con i bambini, la nostra selezione di attività a Lione in famiglia resta in città, e la nostra giornata a Pérouges va nella stessa direzione, a est, verso una città medievale che si visita interamente a piedi.
E se rientrate con la voglia di restare al fresco un’ora in più, il nostro percorso di visita si svolge in cantine a volta del quartiere Guillotière, a Lione stessa. Dopo una giornata passata a guardare acqua e mattoni, capire come un suolo finisca in un bicchiere chiude piuttosto bene il cerchio.