Vai al contenuto principale

Il Pilat: boschi, crinali e aria aperta a un'ora da Lione

Dintorni di LioneNatura ed escursioniLoira

Il parco naturale regionale del Pilat da Lione: borghi arroccati, il crêt de l'Œillon, il crêt de la Perdrix e la cascata del Saut du Gier. Itinerario di una giornata con mappa, accessi e precauzioni di media montagna.

C’è una montagna a sud di Lione, e molti lionesi se ne dimenticano. Il Pilat comincia a un’ora d’auto, appena dopo Vienne, dove la valle del Rodano si stringe fra due versanti ripidi. È un parco naturale regionale, cioè un territorio abitato e lavorato, non una riserva messa sotto vetro. Ed è soprattutto un massiccio a due facce: sul lato del Rodano pendii secchi, sole, terrazzamenti di vigna aggrappati alla china; sul lato ovest abetaie, torbiere e un’aria di parecchi gradi più fresca. Si passa dall’uno all’altro in venti minuti di strada.

La cima più alta, il crêt de la Perdrix, supera di poco i 1.400 metri. Non è l’Himalaya, ma non è nemmeno il parco della Tête d’Or. A quella quota le condizioni cambiano in fretta e con decisione: a Lione può esserci un tempo splendido mentre sui crinali tira vento, fa freddo o si entra in una nebbia fitta, con visibilità di poche decine di metri. Guardate il bollettino meteo di montagna la mattina stessa, non il meteo di Lione la sera prima. Partite con scarpe adatte a camminare, con uno strato in più di quanto suggerisca il termometro lionese, e con acqua: tra un paese e l’altro non c’è niente. D’inverno le strade che salgono ai crinali possono essere innevate, ghiacciate o chiuse, e lo stato delle strade conviene verificarlo prima di partire piuttosto che scoprirlo in un tornante. Infine, da novembre a febbraio fa buio presto: calcolate largo e cominciate a scendere finché c’è ancora luce.

Dette le precauzioni, il Pilat resta una delle gite più facili da improvvisare da Lione. Quella che segue è una giornata possibile, nell’ordine in cui la si guida arrivando dalla valle del Rodano: un borgo arroccato, la casa del parco per orientarsi, due crinali, una cascata e un paese a sud prima di risalire.

Le tappe qui sotto sono geolocalizzate. Cliccate su «Sulla mappa» per situare un luogo, oppure su «Vai» per avviare il percorso dalla vostra posizione.

7 tappe geolocalizzate. Clicca su un punto.

  1. Malleval

    Borgo arroccato sul margine orientale del massiccio, appena sopra la valle del Rodano. Ci si arriva per una stradina che lascia alle spalle i terrazzamenti di vigna, e il paese compare all'improvviso, agganciato sopra una gola. Vicoli stretti, case di pietra addossate, resti di un castello: il giro a piedi si fa con calma. È il modo giusto di entrare nel Pilat, dal versante secco e non dalle foreste.

    Il punto segna il centro del comune, non un ingresso preciso. Parcheggiate appena arrivati in paese: più avanti le vie sono troppo strette per manovrare.

    Nell'ordine dei 60 km da Lione, circa un'ora di strada lungo la valle del Rodano. Con i mezzi pubblici è fattibile solo in parte: treno regionale fino a Vienne o Rive-de-Gier, poi linee di autobus che servono il massiccio in modo rado. Verificate il servizio del giorno prima di partire.

    Come arrivare
  2. Maison du Parc naturel régional du Pilat

    A Pélussin, è il punto informativo del massiccio, sistemato in un vecchio mulino. Il posto logico per mettere in ordine la giornata: capire dove si mettono i piedi, che cosa è aperto, da dove partono i sentieri. Giorni e orari di apertura cambiano con la stagione: consultate il sito ufficiale del Parco prima di fare la deviazione.

    Non contateci senza aver verificato. Una casa del parco chiusa proprio il giorno in cui serviva vi costa un'ora a metà giornata.

    Come arrivare
  3. Crêt de l'Œillon

    Il belvedere più spettacolare del massiccio, sopra Pélussin. Una strada sale fino a un parcheggio sotto la vetta, poi resta una salita a piedi, breve ma decisa. In cima ci sono un ripetitore televisivo e soprattutto un panorama che da un lato precipita sulla valle del Rodano e dall'altro corre lungo i crinali boscosi. Con l'aria pulita, le Alpi chiudono l'orizzonte a est.

    Quassù il vento è quasi sempre più forte che in basso, e la vetta può stare dentro la nuvola mentre a Pélussin splende il sole. Portate uno strato in più di quanto pensiate di dover portare.

    Come arrivare
  4. Le Bessat

    Un paese di crinale, costruito attorno all'inverno: è una delle basi di sci di fondo del massiccio e uno dei pochi posti della zona dove si vive tutto l'anno a questa quota. D'estate è un punto d'appoggio comodo per camminare nelle abetaie. Il cambio di versante si sente subito: qui bosco e umidità, il contrario dei pendii secchi sopra il Rodano.

    Il punto segna il centro del comune. D'inverno le strade che servono il paese e i crinali possono essere innevate, ghiacciate o chiuse: verificate lo stato delle strade prima di salire.

    Come arrivare
  5. Cascata del Saut du Gier

    Nel comune di Tarentaise il Gier, proprio il fiume che i Romani captarono per rifornire Lione, precipita da una barra rocciosa. Il posto va guadagnato un po': si lascia l'auto e si scende a piedi per un sentiero nel bosco, ripido a tratti. La portata dipende interamente dalle piogge dei giorni precedenti; dopo un'estate secca non c'è granché da vedere.

    Il punto segna il centro del comune, non la cascata. Seguite la segnaletica locale una volta sul posto e mettete scarpe che tengano: il sentiero scivola appena è umido.

    Come arrivare
  6. Crêt de la Perdrix

    La cima più alta del Pilat, poco più di 1.400 metri. La sommità è coperta di chirats, quelle colate di blocchi di granito che danno ai crinali l'aria di campi di pietra. Una strada sale in alto e poi resta una camminata breve: è una delle vette più accessibili della regione. Non lasciatevi ingannare: a questa quota il tempo non ha molto a che vedere con quello di Lione.

    Il punto segna il centro del comune di La Versanne, non la vetta. Guardate il bollettino meteo di montagna il giorno stesso: nebbia, vento e freddo si installano in fretta lassù, estate compresa.

    Come arrivare
  7. Bourg-Argental

    Il borgo all'estremità sud del massiccio, nella valle della Deûme, sulla strada che scavalca verso l'Ardèche. La chiesa conserva un portale romanico reimpiegato nella facciata, con un timpano scolpito che vale la sosta. È il punto di rifornimento naturale prima di risalire verso Lione, e il posto in cui ci si ricorda che il Pilat non è solo un terreno da gita: qui si vive e si lavora.

    Nella stagione fredda ripartite presto. Fa buio in fretta e le strade del massiccio sono tutte curve: meglio scendere finché c'è luce.

    Come arrivare

1. Malleval, l’ingresso dal versante secco

Si lascia la valle del Rodano e si sale. La strada abbandona i terrazzamenti di vigna, si restringe, e Malleval compare all’improvviso, agganciato sopra una gola. Il paese è minuscolo: vicoli stretti, case di pietra addossate le une alle altre, i resti di un castello. Il giro a piedi si fa con calma.

È una buona prima tappa perché dà il tono del versante rodaniano: secco, minerale, esposto. Si è ancora nel mondo della vigna e della luce, non in quello degli abeti.

Il punto sulla mappa segna il centro del comune, non un ingresso preciso. Parcheggiate appena arrivati in paese: più avanti le vie sono troppo strette per manovrare, e fare retromarcia in un vicolo in salita non piace a nessuno.


2. La Casa del Parco, a Pélussin

Qualche chilometro più avanti, a Pélussin, la Maison du Parc naturel régional du Pilat occupa un vecchio mulino. È il punto informativo del massiccio e il posto logico per dare forma a una giornata che non si è preparata: capire dove si mettono i piedi, che cosa è aperto, da dove partono i sentieri, che cosa la stagione consente e che cosa no.

Una riserva, e conta: giorni e orari di apertura cambiano secondo il periodo dell’anno. Consultateli sul sito ufficiale del Parco prima di fare la deviazione, invece di fidarvi di una pagina di blog, questa compresa. Una casa del parco chiusa proprio il giorno in cui ci contavate vi costa un’ora a metà giornata.


3. Il crêt de l’Œillon, il belvedere

È il panorama che convince molti a tornare. Una strada sale fino a un parcheggio sotto la vetta, poi resta una salita a piedi, breve ma decisa. In cima si alza un ripetitore televisivo, visibile da lontano, e soprattutto si apre una vista in due tempi: da un lato la valle del Rodano che precipita, con il fiume, i paesi e i vigneti terrazzati; dall’altro i crinali boscosi che corrono verso ovest. Con l’aria pulita, le Alpi chiudono l’orizzonte a est.

È anche il primo posto in cui si capisce fisicamente quello che si è scritto sopra. Il vento è quasi sempre più forte che in basso, e la vetta può stare dentro la nuvola mentre a Pélussin, molto più giù, splende il sole. Portate uno strato in più di quanto pensiate di dover portare: nello zaino non pesa nulla, sul crinale cambia tutto.


4. Le Bessat, il cambio di versante

Passando dall’altra parte del massiccio, il paesaggio cambia natura. Le Bessat è un paese di crinale costruito attorno all’inverno: è una delle basi di sci di fondo del Pilat e uno dei pochi posti della zona dove si vive tutto l’anno a questa quota. D’estate è un punto d’appoggio comodo per camminare nelle abetaie, più fresco e più ombroso del versante rodaniano.

Il contrasto con Malleval, un’ora prima, colpisce: bosco, umidità, luce verde. È questo il vero interesse del Pilat, la possibilità di attraversare due climi nello stesso giorno senza allontanarsi mai più di un’ora da Lione.

Il punto segna il centro del comune. D’inverno le strade che servono il paese e i crinali possono essere innevate, ghiacciate o chiuse: verificate lo stato delle strade prima di salire e accettate di rinunciare se le condizioni non tengono. I crinali ci saranno anche in primavera.


5. La cascata del Saut du Gier

Nel comune di Tarentaise il Gier precipita da una barra rocciosa. È lo stesso fiume che i Romani captarono, più a valle, per rifornire d’acqua Lione: il grande acquedotto che poi attraversava l’altopiano lionese prendeva l’acqua su questo versante nord del Pilat. Vedere da dove viene l’acqua di un’opera che si conosce a valle cambia un po’ la lettura del paesaggio.

Il posto va guadagnato un po’. Si lascia l’auto e si scende a piedi per un sentiero nel bosco, ripido a tratti e quasi sempre umido. Mettete scarpe che tengano: il pendio scivola appena ha piovuto, e una discesa facile può diventare una risalita faticosa.

La portata dipende interamente dalle piogge dei giorni precedenti. Dopo un’estate secca non c’è granché da vedere, e conviene saperlo prima di fare la deviazione. Anche qui il punto segna il centro del comune, non la cascata: seguite la segnaletica locale una volta sul posto.


6. Il crêt de la Perdrix, il tetto del massiccio

La cima più alta del Pilat, poco più di 1.400 metri. La sommità è coperta di chirats, quelle colate di blocchi di granito che danno ai crinali l’aria di campi di pietra: una particolarità del massiccio, nata dal gelo e dal disgelo ripetuti sulla roccia. Si cammina tra i blocchi e la vegetazione si ferma di colpo.

Una strada sale in alto, poi resta una camminata breve. È questo a farne una delle vette più accessibili della regione, ed è questo che inganna: arrivare in auto a pochi minuti da una cima di media montagna non annulla la montagna. Il vento è pieno, la temperatura crolla e la nebbia può arrivare in un quarto d’ora. Guardate il bollettino di montagna il giorno stesso, estate compresa.

Il punto segna il centro del comune di La Versanne, non la vetta. È un riferimento di localizzazione, non l’indirizzo di un parcheggio.


7. Bourg-Argental, l’uscita a sud

Il borgo che comanda il sud del massiccio, nella valle della Deûme, sulla strada che scavalca verso l’Ardèche. Dai crinali si scende per una strada che punta a sud, e il cambio d’atmosfera è netto: tornano i negozi, una piazza, la gente.

La chiesa conserva un portale romanico reimpiegato nella facciata, con un timpano scolpito che vale la sosta. È il promemoria utile di fine giornata: il Pilat non è solo un terreno da gita per cittadini, è un paese abitato da molto tempo, con i suoi borghi, le sue fattorie e le sue chiese.

Nella stagione fredda è anche il momento di guardare l’ora. Fa buio in fretta, le strade del massiccio sono tutte curve, e la risalita verso Lione è molto più serena con la luce del giorno.


Come arrivarci da Lione, in auto o in treno

In auto, mettete in conto nell’ordine dei 60 km e circa un’ora da Lione fino al cuore del massiccio, lungo la valle del Rodano. È di gran lunga la soluzione più semplice: le sette tappe sono distribuite su una trentina di chilometri di strade di montagna, e l’interesse della giornata sta proprio nel mettere in fila i due versanti.

In treno e autobus è fattibile solo in parte. Il regionale scende la valle del Rodano e serve fra l’altro Vienne e Rive-de-Gier, le due porte del massiccio. Oltre, ci sono linee di autobus che salgono nel Pilat, ma rade e variabili secondo la stagione: verificate il servizio del giorno prima di partire e non costruite la giornata su una coincidenza data per scontata. Senza auto, meglio puntare a un settore e a una camminata che al giro completo.

Una giornata intera basta per le sette tappe senza correre, a patto di partire presto. Se avete solo mezza giornata, prendete Malleval, Pélussin e il crêt de l’Œillon: si susseguono sullo stesso versante e danno già un’idea giusta del massiccio. E in ogni caso portate acqua. Tra un paese e l’altro non c’è niente, e la quota disidrata più in fretta di quanto si creda.


Tornati a Lione

Il Pilat si inserisce bene in un soggiorno lionese: si parte dopo colazione, si rientra per cena e si sono visti due paesaggi che non hanno niente in comune. Se cercate lo stesso respiro in formato molto più corto, la nostra passeggiata nei Monts d’Or offre rilievo e punti panoramici a un quarto d’ora dalla città.

E se la storia del Gier vi ha incuriositi, il nostro articolo sull’acquedotto romano del Gier segue il resto del percorso di quell’acqua, dal Pilat fino alle arcate di Chaponost. Per il resto, una volta ridiscesi: le vigne terrazzate intraviste sopra il Rodano appartengono a un vigneto che si può capire prima di assaggiarlo, ed è esattamente ciò di cui parla il nostro percorso di visita, in cantine a volta del quartiere Guillotière. Qui trovate le informazioni pratiche.