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L'acquedotto romano del Gier: 72 arcate a Chaponost, a 15 km da Lione

Dintorni di LionePatrimonioRodano

L'acquedotto del Gier, il più lungo dei quattro acquedotti romani di Lugdunum: la fila di arcate di Chaponost, il sifone di Beaunant, i resti di Soucieu, Mornant e Chabanière. Accesso libero e gratuito, con mappa.

A quindici chilometri dal centro di Lione, in un campo di Chaponost, una fila di arcate romane attraversa l’altopiano in linea retta. Niente cancelli, niente biglietteria, niente coda: uno sterrato, orti da una parte e dall’altra, e quella sequenza di pietra e mattoni che tira dritto come se non fosse successo niente. È il tratto conservato più spettacolare dell’acquedotto del Gier, il più lungo dei quattro che rifornivano Lugdunum, e la maggior parte di chi visita Lione riparte senza aver mai saputo che esiste.

L’opera andava a prendere l’acqua del Gier, verso il massiccio del Pilat, e la portava fino alla collina di Fourvière. Per il tracciato si cita comunemente un ordine di grandezza di 85 chilometri, con tratti interrati, ponti e diversi sifoni per superare le vallate. La data esatta di costruzione è ancora discussa tra gli specialisti, e non saremo noi a deciderla. Quello che resta, invece, si visita benissimo: i vestigi affiorano in una dozzina abbondante di comuni a sud-ovest di Lione e si seguono in auto in mezza giornata o in una giornata intera.

Le tappe qui sotto sono geolocalizzate. Cliccate su «Sulla mappa» per individuare un luogo, oppure su «Come arrivare» per avviare il percorso dalla vostra posizione.

6 tappe geolocalizzate. Clicca su un punto.

  1. Arcate del Plat de l'Air, Chaponost

    La lunga fila di arcate in pietra e mattoni che attraversa l'altopiano a ovest di Chaponost. È il tratto conservato più spettacolare dei quattro acquedotti di Lugdunum, e si percorre liberamente: un sentiero costeggia le arcate per diverse centinaia di metri, fra prati e orti. Per questa fila si cita comunemente la cifra di 72 arcate.

    Venite presto o a fine giornata: la luce radente fa emergere l'alternanza dei corsi di pietra e mattone, che a mezzogiorno si appiattisce del tutto.

    Circa 15 km da Lione, nell'ordine dei 25 minuti di strada verso sud-ovest. Senza auto, gli autobus TCL servono Chaponost dalla zona di Gorge de Loup e di Oullins. Il sito è ad accesso libero, senza biglietto né orario di apertura.

    Come arrivare
  2. Sifone di Beaunant

    Scendendo verso l'Yzeron, l'acquedotto doveva superare una valle troppo incisa per un ponte tradizionale. I Romani ricorsero quindi a un sifone rovescio: l'acqua si tuffava in tubi di piombo, attraversava il fondovalle e risaliva dall'altra parte. Restano massicci blocchi di muratura, i piloni del ponte che reggeva le condotte.

    Il punto è approssimativo: individua il settore del sifone, non un ingresso preciso. Sul posto seguite la segnaletica locale.

    Come arrivare
  3. Resti di Soucieu-en-Jarrest

    Si risale la linea verso monte, fra le colline a ovest di Lione. Attorno a Soucieu-en-Jarrest il tracciato riaffiora a pezzi: tratti di canale, arcate isolate in mezzo ai campi, a volte un muro inglobato nella recinzione di una fattoria. È un acquedotto allo stato di frammenti, ed è proprio questo a rendere interessante la lettura del paesaggio.

    Riferimento di settore, non un indirizzo. I resti sono sparsi in più punti del comune: affidatevi ai pannelli e ai sentieri segnalati.

    Come arrivare
  4. Ponte sifone del Garon

    Verso Mornant l'opera attraversa la valle del Garon con un secondo sifone. Stesso principio di Beaunant, stessa muratura, ma scenario diverso: campagna aperta e resti che spuntano dalla vegetazione. È qui che la misura di quel cantiere smette di essere un'idea e diventa fisica.

    Attenzione: questo punto porta le stesse coordinate di quello di Mornant. È un riferimento di settore condiviso, non un rilievo distinto. Seguite la segnaletica locale.

    Come arrivare
  5. Mornant

    Il borgo che governa questo pezzo di altopiano, con le sue vie antiche e resti dell'acquedotto a distanza di passeggiata. È il punto naturale per rifornirsi durante la giornata e il posto più comodo per lasciare l'auto prima di tornare verso i tratti vicini.

    Stessa avvertenza: il punto è condiviso con la tappa del Garon e resta approssimativo. Vi mette nel settore giusto, al resto pensa la segnaletica.

    Come arrivare
  6. Resti di Chabanière

    Ancora più su verso la sorgente, nel comune di Chabanière, la linea si perde fra le colline. I resti sono più modesti che a Chaponost e più difficili da individuare, ed è esattamente per questo che vale la pena chiudere qui: si lascia il monumento e si incontra l'opera, il lungo canale paziente che andava a prendere l'acqua del Gier molto più lontano.

    Punto approssimativo, alla scala del comune. Mettete in conto un po' di cammino e un po' di ricerca: è il prezzo di un sito senza biglietteria.

    Come arrivare

1. Le arcate del Plat de l’Air, a Chaponost

Si comincia da qui, perché è qui che l’acquedotto sta ancora in piedi per una lunghezza vera. La fila di arcate attraversa l’altopiano a ovest del paese e la si costeggia a piedi per diverse centinaia di metri, fra prati e recinzioni di orti. La cifra di 72 arcate è quella che si trova ovunque per questa fila: la riportiamo così com’è, senza averle contate noi.

Da vicino colpisce soprattutto la muratura: corsi di pietrame alternati a fasce di mattoni, una tecnica di cantiere che si legge ancora ad altezza d’occhio. Venite presto la mattina o a fine giornata, se potete. A mezzogiorno la luce appiattisce tutto e le arcate diventano una sagoma grigia; con luce radente l’alternanza dei materiali salta subito agli occhi.

Il sito è ad accesso libero. Niente biglietto, niente orari, nessun edificio di accoglienza. È una fortuna ed è anche una responsabilità: si resta sui sentieri e non si sale sulla muratura.


2. Il sifone di Beaunant

Seconda sosta, un po’ più vicino a Lione, dove l’acquedotto doveva superare la valle dell’Yzeron. L’incisione era troppo profonda per un ponte normale, così gli ingegneri romani ricorsero a un sifone rovescio: l’acqua si tuffava in tubi di piombo, attraversava il fondovalle in pressione e risaliva dall’altra parte fino alla quota del canale.

Il piombo, ovviamente, non c’è più. Restano i grossi massicci di muratura che reggevano le condotte, piantati nel paesaggio periurbano di Sainte-Foy-lès-Lyon e Saint-Genis-Laval. Fotografa peggio di Chaponost e ripaga molto di più una volta capito: si è davanti a un problema di idraulica risolto duemila anni fa.

Il punto sulla mappa è approssimativo. Individua il settore del sifone, non un ingresso preciso: sul posto seguite la segnaletica locale.


3. I resti di Soucieu-en-Jarrest

Da qui si risale la linea verso monte, fra le colline a ovest di Lione. Attorno a Soucieu-en-Jarrest l’acquedotto non si presenta più come monumento ma come traccia: tratti di canale, qualche arcata isolata in mezzo alle colture, a volte un lembo di muro antico inglobato nella recinzione di una fattoria.

È un cambio di sguardo, ed è la vera lezione della giornata. Si smette di cercare la cartolina e si comincia a leggere il paesaggio: una siepe che segue una linea troppo dritta, una scarpata che non avrebbe motivo di stare lì. Anche qui il punto sulla mappa è un riferimento di settore, alla scala del comune. Sul terreno, fidatevi dei pannelli e dei sentieri segnalati.


4. Il ponte sifone del Garon

Verso Mornant l’opera attraversa la valle del Garon con un secondo sifone, sullo stesso principio di Beaunant. Lo scenario non ha nulla a che vedere: campagna aperta, e resti di muratura che spuntano dalla vegetazione senza preavviso.

Una precisazione per onestà: sulla nostra mappa questo punto porta esattamente le stesse coordinate della tappa successiva. È un riferimento di settore condiviso dalle due, non due rilievi distinti. Vi mette nel posto giusto a qualche centinaio di metri, e al resto pensa la segnaletica locale.


5. Mornant

Il borgo che governa questo pezzo di altopiano. Vie antiche, piazza centrale, resti dell’acquedotto a distanza di passeggiata: è il punto naturale per rifornirsi durante la giornata e il posto più comodo per lasciare l’auto prima di ripartire verso i tratti vicini.

Concedetegli un’ora. I percorsi di patrimonio hanno il vizio di incastrarsi troppo in fretta in auto, finché non si guarda più niente; una sosta in un paese vero rimette la giornata in piedi. Sul punto della mappa vale l’avvertenza di sopra: condiviso con la tappa del Garon e approssimativo.


6. I resti di Chabanière

Ultima tappa, più in alto verso la sorgente, nel comune di Chabanière. Qui la linea si perde davvero fra le colline. I resti sono più modesti che a Chaponost, più difficili da individuare, e bisogna accettare di cercare un po’.

Resta comunque il modo giusto di chiudere. Si lascia il monumento e si incontra l’opera: un canale paziente, lungo decine di chilometri, che andava a captare l’acqua molto più lontano e la riportava, con una pendenza quasi impercettibile, fino a una collina di Lione. Il punto è approssimativo, alla scala del comune. Mettete in conto un po’ di cammino.


Come arrivarci da Lione, in auto o con i mezzi

In auto, calcolate circa 15 km e nell’ordine dei 25 minuti fino a Chaponost, verso sud-ovest. È di gran lunga la soluzione più flessibile, perché i resti sono sparsi su più comuni e nulla collega le tappe fra loro se non la strada.

Senza auto, Chaponost resta raggiungibile: gli autobus TCL servono il comune dalla zona di Gorge de Loup e di Oullins. Verificate gli orari del giorno prima di partire, cambiano a seconda del giorno della settimana. Con i soli mezzi pubblici puntate alle arcate del Plat de l’Air e rinunciate alle tappe a sud: quelle chiedono l’auto.

Quanto tempo? Mezza giornata basta e avanza per Chaponost e Beaunant. Mettete in conto la giornata intera se volete risalire fino a Mornant e Chabanière. E scarpe chiuse: gli accessi sono sterrati, non viali di parco.


Di ritorno a Lione

L’acquedotto del Gier si combina bene con il resto del patrimonio antico della regione. Se il tema vi prende, Vienne in un giorno offre la città romana completa, tempio e teatro compresi, a mezz’ora di treno verso sud. E per un’uscita dello stesso formato ma costruita attorno al camminare, i Monts d’Or vanno nella direzione opposta, a nord-ovest.

Rientrati in città, se la giornata vi ha fatto venire voglia di proseguire dal lato della vigna, il nostro percorso di visita si svolge in cantine a volta del quartiere Guillotière. Le informazioni pratiche sono qui.